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Gioacchino Genchi (Castelbuono, 22 agosto 1960) è un poliziotto e informatico italiano.
Molto legato al suo paese, Castelbuono, che considera un’oasi di democrazia, cultura, civiltà e legalità in una terra di mafia, si iniziò a formare culturalmente sin da bambino nella libreria paterna, che rappresentava il centro culturale della cittadina.
opo il diploma di maturità si mantenne gli studi universitari lavorando nel campo dell’informatica. Nel 1979, viene eletto consigliere comunale di Castelbuono, nelle file dell’MSI. Dopo la laurea in giurisprudenza conseguita con il massimo dei voti e lode accademica, intraprese la carriera forense conseguendo le abilitazioni per l’esercizio dell’avvocatura e l’insegnamento di materie giuridiche.
Entrato in Polizia nel 1985 come funzionario, ricoprì alcuni incarichi come dirigente in uffici quali Zona Telecomunicazioni per la Sicilia Occidentale, Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale e Centro Elettronico Interregionale di Palermo. Ha tenuto nel corso degli anni numerosi corsi di formazione e di aggiornamento per magistrati e avvocati. Nel 1996 divenne consulente tecnico dell’Autorità Giudiziaria e diede il suo contributo alla risoluzione di importanti indagini e processi penali. È attualmente Vice questore a Palermo. In aspettativa sindacale non retribuita dal 1º giugno 2000 ha ripreso servizio il 4 febbraio 2009. Ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Giovanni Falcone e Luigi de Magistris. Esperto di informatica e telefonia si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate in processi di grande importanza, quali quelli sulla mafia, che hanno rivelato il rapporto tra la mafia e il complesso giuridico-economico-politico della seconda Repubblica Italiana.
Arrivò due ore dopo nel luogo della strage di via D’Amelio, individuando nel castello di Utveggio il luogo da cui sarebbe stato azionato il radiocomando dell’esplosivo utilizzato per la strage. Secondo Salvatore Borsellino in quel castello si sarebbe celata una base del Sisde.
È stato recentemente coinvolto dalla stampa e dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito a un presunto scandalo di intercettazioni. Avrebbe, secondo Berlusconi, intercettato 350.000 persone (non viene indicato in quanto tempo questo sarebbe avvenuto). Genchi tuttavia sostiene di non aver mai svolto una sola intercettazione in tutta la sua vita poiché il suo compito era quello di analizzare tabulati telefonici, che tuttavia l’allora presidente del Copasir Francesco Rutelli riteneva delicati e rilevanti quanto le intercettazioni.
Nel febbraio del 2009 è stato aperto un procedimento penale a carico di Gioacchino Genchi presso la Procura di Roma. Il 13 marzo 2009 i carabinieri del Ros su mandato della procura di Roma sequestrano il cosiddetto “archivio segreto” di Genchi, cioè i computer con i dati raccolti da Genchi per il suo lavoro di consulenza a diversi magistrati.[10] Genchi si è difeso in un’intervista pubblicata su internet, parlando delle responsabilità dei suoi accusatori .
Il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro e la perquisizione dei tabulati telefonici spiegando che i reati contestati erano inesistenti. La Procura di Roma comunque non ha restituito i tabulati a Genchi; Il 7 maggio 2009 la Procura della Repubblica di Roma ha impugnato per Cassazione le ordinanze con le quali il Tribunale del riesame l’8 aprile ha annullato il sequestro del cosiddetto ‘archivio segreto’ di Gioacchino Genchi.
Il 26 giugno 2009 Genchi viene scagionato. Viene chiesto da Eugenio Selvaggi, sostituto procuratore generale della Cassazione, che i giudici della quinta sezione penale dichiarino inammissibile il ricorso che la Procura di Roma aveva presentato contro l’annullo del sequestro dei tabulati ordinato dal Tribunale del Riesame[5], poiché Genchi, secondo Selvaggi, non ha violato la privacy di nessuno .
Il 23 Marzo 2010 a Genchi viene comminata un’ulteriore sospensione di 6 mesi dal servizio, firmato dal capo della polizia, Antonio Manganelli, rischiando così la destituzione dal servizio.


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