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Dall’omicidio Giordano all’associazione antiracket. Gela non tace

Gela città martoriata dalla guerra di mafia che in pochi anni ha ucciso decine e decine di persone. 5 colpi di pistola alla schiena. Gaetano Giordano, sposato, 2 figli, proprietario di un noto negozio in pieno centro storico, muore. 5 colpi di pistola uccidono, non feriscono.
giovedì 23 novembre 2006, di Bianca Scicolone – 

GELA. 10 Novembre 1992: omicidio Giordano. Gela città martoriata dalla guerra di mafia che in pochi anni ha ucciso decine e decine di persone. 5 colpi di pistola alla schiena. Gaetano Giordano, sposato, 2 figli, proprietario di un noto negozio in pieno centro storico, muore. 5 colpi di pistola uccidono, non feriscono.
L’omicidio Giordano: un omicidio simbolico. Giordano si era infatti rifiutato di pagare il pizzo. Disse di no a quella organizzazione criminale che 14 anni fa deteneva in mano, non solo il controllo economico della città, ma anche l’egemonia culturale e politica. Il suo no gli costò 5 colpi di pistola sotto casa. Dopo la sua morte il silenzio. Il gesto simbolico della mafia ebbe il suo effetto, perché sul fenomeno del pizzo per un decennio non si è parlato (diciamo che il pizzo è stato più che altro pagato). Tranne qualche rarissima eccezione Gela, i commercianti e gli imprenditori gelesi, pagavano il pizzo. In silenzio.

10 Novembre 2006: l’associazione antiracket a Gela ricorda Giordano, la stessa associazione che porta il suo nome e che ha come vicepresidente la vedova, Franca Evangelisti. Nella sede di palazzo Guttilla, in corso Vittorio Emanuele si sono incontrate autorità civili, militari e religiose, ma anche commercianti, rappresentati di categoria, sindacati. Un minuto di silenzio per quell’omicidio che ha lasciato un segno, una ferita che ancora sanguina. Presenti in sala anche il sindaco Rosario Crocetta e il presidente della Fai Tano Grasso. “Una speranza. C’è ancora una speranza” ha affermato Crocetta, donando un vasetto di confetture alla vedova Giordano. Una marmellata realizzata da una cooperativa che gestisce beni confiscati alla mafia. Tano Grasso reduce da un incontro con il ministro agli Interni Amato, ha comunicato l’inserimento della città di Gela in un progetto di “tutoraggio antiracket” che consente agli imprenditori stranieri di investire sul territorio senza oppressioni e intimidazioni mafiose.

Gela ha convissuto per decenni in maniera “sciasciana”, senza pronunciare i termini antiracket, pizzo, estorsioni, mafia, criminalità, lotta alla mafia…Termini che ora sono sulla bocca di tutti, dalle scuole elementari all’università, nei bar e all’interno di associazioni culturali.

Un primo passo è stato fatto.


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